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SAN VITO LO CAPO

SAN VITO LO CAPO
 

San Vito Lo Capo nasce alla fine del settecento, nel territorio demaniale ericino, alle falde di Monte Monaco, nella bianchissima baia posta tra Capo San Vito e Punta Solanto. Ma la storia di questa solare cittadina inizia certamente più indietro nel tempo. Tracce dell'epoca paleolitica, mesolitica e neolitica si trovano nelle numerose cavità naturali, un tempo abitazioni, che si affacciano sul mare. Resta avvolta dal mistero l'esistenza di un'antica borgata, Conturrana, una rupe immensa a 500 passi dalla riva staccatasi dalla montagna.Qui, probabilmente intorno alla fine del IV sec. a.C., esistette un piccolo centro abitato.

Nucleo generatore di San Vito Lo Capo è l'attuale Santuario, antica fortezza saracena che nell'arco dei secoli ha subìto numerosi interventi edilizi. La prima costruzione, realizzata intorno al '300, fu una piccola cappella dedicata a San Vito Martire, patrono del borgo marinaro. Secondo la leggenda il giovane Vito (nato in realtà a Mazara del Vallo), dopo essersi convertito al Cristianesimo, fu costretto ad abbandonare il paese per sottrarsi alle persecuzioni dell'imperatore Diocleziano. Venne accompagnato dalla nutrice Crescenza. Col tempo crebbe la fama della chiesa e dei "miracoli" attribuiti al martire Vito e a Santa Crescenza e così, per accogliere i numerosi fedeli che arrivavano in pellegrinaggio e soprattutto per difenderli da ladri e banditi l'originaria costruzione ando trasformandosi in una fortezza/alloggio.Tale realizzazione risale alla fine del '400.

Nel frattempo aumentavano i pericoli di incursioni di pirati barbareschi, così lungo le coste dell'Isola cominciarono ad essere edificate numerose torri di avvistamento. Anche il Santuario si munì di una torre. All'inizio del '700 iniziarono a comparire le prime case tutto intorno all'edificio. Alla fine dello stesso secolo, attorno alla chiesa esisteva già un piccolo nucleo di abitazioni. Nasceva così San Vito Lo Capo. Nell'arco dei secoli, la cittadina ha accolto esploratori, viaggiatori e persino commissari governativi che, mossi da curiosità, interessi culturali o militari, misero a punto meticolose ed interessanti descrizioni sulla geografia dei luoghi visitati.

 

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